La meglio gioventù saluta gli Australian Open, largo ai vecchi

La meglio gioventù saluta gli Australian Open, largo ai vecchi

Non è andata bene, ragazzi. La nostra meglio gioventù, al netto dei proclami e delle proiezioni di tabellone, è uscita con le ossa rotte dalla notte australiana e a risollevare le sorti del movimento ci ha dovuto pensare ancora una volta Fabio Fognini.

Niente di trascendentale: ormai ho una certa età e ho visto, soprattutto qualche anno fa, una tale serie di slam maschili italiani durati tre giorni da possedere spalle abbastanza larghe per superare giornate e nottate no.

Jannik Sinner, reduce dalla velocissima conclusione del match con Purcell, è stato in partita solo all’inizio del terzo set, quando è scappato via avanti di un break con un avversario rognosissimo e sottovalutatissimo come l’ungherese Fucsovics, come sa bene Shapovalov. Il vento, la scarsa (quasi nulla) esperienza slam e, soprattutto, un servizio ballerino e un saldo vincenti-errori non forzati di -30 hanno fatto il resto.

L’inizio di stagione non certo entusiasmante di Peccatore (una vittoria e tre sconfitte) fa parte del naturale percorso di formazione, non c’è dubbio. E magari gli permetterà di svilupparlo con maggiore tranquillità, senza le ormai quotidiane dichiarazioni dei top players presenti e passati o le previsioni (terze, non del suo staff; che, anzi, non perde occasioni per gettare giustamente acqua sul fuoco) di magnifiche sorti e progressive.

Ha vinto la sua prima partita Slam, portiamola a casa e va bene così, testa bassa e lavorare.

Se la sconfitta di Sinner, pur favorito dalle quote (la festa è ufficialmente finita), rientra comunque nel calderone da mettere in preventivo, la vera delusione notturna è arrivata da Matteo Berrettini.

L’avversario, per carità, era da prendere con le molle, nonostante il numero 100 del ranking pro tempore. Tennys Sandgren, l’uomo nome e bottega che ama Trump e strizza l’occhio al suprematismo bianco, sui campi down under si trova a proprio agio, chiedere per conferma a Wawrinka e Thiem, mandati a casa nell’edizione 2018 degli Australian Open, in cui si è spinto fino ai quarti di finale.

Inoltre l’energumeno ha vinto l’unico torneo in carriera proprio a inizio stagione 2019, ad Adelaide. E quando vede il tricolore dall’altra parte della rete, ama divellere con virulenza inaudita.

Però, però. Tirare su un match da due set sotto, vincere in scioltezza il quarto con l’inerzia tutta dalla tua parte; e poi costruirsi tre palle break di fila sul 4-3 del quinto… è chiaro che i rimpianti ci sono. Due prime su tre ingiocabili, per carità, ma lì è passato il treno ed è stato perso.

Anche qui qualche attenuante c’è, se non altro il leggero infortunio che ha costretto Matteo a iniziare la stagione direttamente a Melbourne. E, oltre alle attenuanti, c’è la consolazione di avere, comunque, effettuato un progresso rispetto all’anno scorso, con la prima vittoria assoluta in carriera nello Slam australiano. La classifica non ne risentirà più di tanto e le cambiali corpose sono ancora lontane.

Ma la salute del movimento è tale da renderlo tetragono ai colpi di sventura. E quindi, persi per strada i ragazzini rampanti, ci si affida con successo ai vecchietti.

Fognini divelle: notare la mano destra ridotta un colabrodo

Fabio Fognini (reduce dall’epico sbrocco con il giudice di sedia Bernardes e dal dito della mano gonfio per il pugno alla racchetta. Incorreggibile) sopravvive al secondo supertiebreak finale consecutivo, questa volta con l’australiano Thompson, che ha abbandonato il look da poliziotto dei Village People allungando il capello e trasformandosi in un Magnum PI senza camicia hawaiana, ma volendo anche in un John Holmes, supponiamo meno dotato.

Avanti di due set (il primo al tiebreak, dopo aver recuperato un break all’avversario, il secondo di pura accademia, con una superiorità tecnica a tratti imbarazzante), come gli capita spesso, Fabio all’inizio del terzo ha accusato un piccolo passaggio a vuoto, che gli è costato il set e qualche certezza.

L’australiano, sulle ali dell’entusiasmo e con l’aiuto del pubblico, ha conquistato anche il quarto set, sfruttando l’unica palla break a disposizione. E così tutto si è deciso nel quinto, dove il nostro ha anche pensato di riprendere a pugni la racchetta con la mano già divelta.

Dopo quattro match point (due, non consecutivi, sul 5-4 e due di fila sul 6-5), finalmente l’urlo liberatorio è arrivato nel supertiebreak, sempre condotto con la testa avanti dal ligure, impeccabile nell’approfittare di qualche piccola incertezza del tesissimo avversario.

Sanamente tamarra l’esultanza e le dichiarazioni post-partita. La cosa più folle è che quando Fognini dice di preferire vincere in 5 set, al tie break, dopo aver avuto 75 match point a favore, invece che dominare facile in tre potrebbe pensarlo davvero.

Ora, dopo aver tirato un bel sospiro di sollievo, aspettiamo Seppi, Andreas l’australiano, che da queste parti ha costruito alcuni tra gli highlights migliori della carriera.

E se domani mattina facesse lo scherzetto a Wawrinka?

[foto credito: UbiTennis via Twitter]

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