Cosa resterà degli Assoluti italiani 2020

Cosa resterà degli Assoluti italiani 2020

Con le vittorie di Sonego e Paolini, si sono conclusi i rinati Assoluti italiani e mi sembra di poter dire che è stato tennis vero.

Molti match combattuti, trasmessi anche su SuperTennis e scontri di altro tenore rispetto ai tornei di esibizione che vanno avanti da un mese abbondante negli altri paesi.

Tutto questo nonostante il dannato supertie break finale, soluzione che ha mutilato molti terzi set, come si usa fare negli Itf.

Triste invece la ridicola necessità di salutarsi toccandosi le racchette a fine match, come se una stretta di mano rappresentasse chissà quale pericolo sanitario.

Nel limite del possibile ho visto alcune partite e me le sono anche godute. Sarà stata anche l’astinenza, ma una cosa mi è stata chiara, ancora una volta: a fare grande il tennis è la sua dimensione agonistica, più del grande palcoscenico.

Di certo la situazione attuale del movimento ha aiutato parecchio. In Italia ormai la quantità e qualità di giocatori affermati e di giovani promesse è così ampia che il ritorno degli Assoluti ha garantito partite di livello, alcune anche molto avvincenti in termini di lotta e relativi recuperi.

Se i vincitori erano abbastanza prevedibili, le migliori cose sono arrivate, come sempre dalle retrovie.

Come non accennare al grande torneo dell’idolo personale Andrea Vavassori, diversamente terraiolo, ma capace di stupire in versione lottatore.

Vittoria in rimonta con Forti, di autorità con Fabbiano (o quel che ne è rimasto) ed epica con Moroni, salvando tonnellate di match point, appellandosi perfino alla legge del 26! Esausto è uscito in semifinale con Arnaboldi, facendo solo 3 game.

Tra i giovanissimi, ennesima dimostrazione di talento e sfrontatezza di Matteo Gigante, che ha portato al terzo Fabbiano, seppellendolo di vincenti e palle break, prima di perdere per mancanza di esperienza.

Musetti solito esteta che illumina solo a sprazzi, ma ormai abbiamo capito che lo Shapovalov italiano necessità palcoscenici importanti. Come Nardi, che pare essere un po’ di quella scuola, ma ha tutto il tempo del mondo per smentirmi. Bello il torneo di Fonio, come quello di Darderi, che ha lottato fino alla fine con Gaio.

AdrianoAiello

Cinema, musica, cibo, vino, poker, risiko, calcio manageriale, scrittura, scrittura, scrittura. E tennis naturalmente. Ho speso una vita inseguendo le mie passioni, trasformandole troppo spesso in ossessioni. Tra tutte queste, il tennis, che seguo maniacalmente da più di 30 anni [...]
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