Redivivi o autenticamente morti? Il caso, anche umano di Andrey Golubev

Redivivi o autenticamente morti? Il caso, anche umano di Andrey Golubev

Paffuto kazako, viso gentile, braccio felicissimo e attitudine agonistica di un piccione in amore, Andrey Golubev pareva totalmente scomparso dal circuito.

Negli scorsi anni ogni tanto giocava qualche challenger, magari vincendolo pure, ma usava ricordare come usciti dai 200 al mondo non si campa di tennis.

Eccolo infatti ai margini: sei partite, tutte indoor, nel 2018, una ventina nel 2017.

Nonostante la classifica risibile di 610 al mondo, l’ex numero 33, ultimamente è riapparso in qualche polveroso torneo, faticosamente intento a ributtare dall’altra parte palle per nulla incisive sulla poco amata terra battuta.

Sta giocando dalle sue parti, anonimi itf e qualche challenger dove giustamente gli elargiscono wild card. Magari avrà necessità di fare qualche spiccio o è il “solito orgoglio che ti fotte” come ricordava Marcellus Wallace.

Ieri, un piccolo sussulto, giacché Andrey ha divelto con agio il cinese Wu Di. Non esattamente Nadal, ma le altre partite con giocatori intorno ai 200 in classifica lo hanno visto soccombere mestamente, non vincere facilmente in 2 set.

Vedere un ex buon giocatore della categoria “umorale slavo con improvvisi colpi lancinanti” costretto a remare con comparse agricole stringe sempre un po’ il cuore. Di solito si intravedono i colpi di un tempo nell’assenza di vigore fisico e agonistico, qualità in cui il kazako non ha mai brillato tra l’altro.

Nel suo caso però i pochi game che la mia pornografia tennistica mi ha concesso mi hanno presentato un giocatore stanco e senza guizzi. Me lo aspettavo falloso e in ritardo sulla palla, ma non così sepolcrale come nel primo set con Steven Diez. 6-3 e prospettiva doccia imminente.

Poi, il kazako, incontra lo sguardo degli unici due spettatori presente (un cieco e il matto che l’ha appena giocato a 16 di quota) e come Fantozzi di fronte alla Pina durante la partita di biliardo capisce che è giusto riprovare a redimere.

Improvvisi e fulgidi sprazzi del giocatore che vinse ad Amburgo nel 2010 e nello stesso anno fu divellatore insaziabile contro muratore Ferrer (in una semifinale a Kuala Lumpur dove diede spettacolo con il suo strepitoso rovescio a una mano) e d’improvviso il tabellone segna 6-1 per lui.

Infine, l’incubo più devastante per un guardone: la stasi dello streaming nel terzo set, a seguito della quale lo ritrovo sul baratro 5 3 al terzo. Pochi secondi dopo è 6-3.

Grido inopportuno di Diez. Sipario.

Arrivederci Andrey, non mollare.

[foto credito: TennisPress]

AdrianoAiello

Cinema, musica, cibo, vino, poker, risiko, calcio manageriale, scrittura, scrittura, scrittura. E tennis naturalmente. Ho speso una vita inseguendo le mie passioni, trasformandole troppo spesso in ossessioni. Tra tutte queste, il tennis, che seguo maniacalmente da più di 30 anni [...]
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